Discalculia: cosa fare? Intervista alla Prof.ssa Antonella D’Amico

DISCALCULIA: COSA FARE?

damico Discalculia: cosa fare? Intervista alla Prof.ssa Antonella D'Amico

Prof.ssa Antonella D’Amico, PhD, Ricercatrice

Discalculia: cosa fare? Ne parliamo con la Prof.ssa Antonella D’Amico, ricercatrice presso   l’Università degli Studi di Palermo – Dipartimento Scienze Psicologiche, Pedagogiche e della Formazione, in occasione della pubblicazione del volume “Discalculia – I disturbi specifici dell’apprendimento matematico – Interpretazioni teoriche, processo diagnostico e modelli di intervento”, Palermo University Press, 2017.

DISCALCULIA

Partiamo dalla sua ultima pubblicazione scientifica, “Discalculia”: la ricerca, internazionale e italiana, è arrivata ad alcuni punti fermi?

Nell’ambito dei DSA, la discalculia presenta le maggiori peculiarità, anche per la sua natura, per così dire, composita.

I ricercatori sono in linea generale concordi nel distinguere due macro profili: la discalculia legata a una compromissione delle abilità di cognizione numerica basale e la discalculia legata a difficoltà nelle procedure esecutive e nel calcolo scritto.

In questa prospettiva, quindi, si sono distinti diversi “sottotipi“: la discalculia può influire sul senso del numero o della quantità e/o sulla formazione e recupero di fatti e/o sulle procedure di calcolo.

Poichè ciascuna di queste attività coinvolge diverse abilità, l’individuazione del sotto-tipo specifico è importante ai fini della programmazione di un trattamento efficace.

LA DIAGNOSI

Attraverso quale processo si arriva a una diagnosi di discalculia? Chi può effettuarla?

La diagnosi di discalculia e, più in generale, di un DSA, può essere effettuata da psicologi e neuropsichiatri infantili. Chi lavora sui DSA deve, inoltre, avere una formazione specifica, specialistica, nel campo della psicologia dello sviluppo e della psicopatologia dell’apprendimento. Il processo diagnostico passa, infatti, attraverso un’attenta somministrazione e interpretazione di test standardizzati e, tra le altre cose, occorre considerare i criteri di “esclusione”, di fronte ai quali una diagnosi di DSA non può essere effettuata (ad esempio, in presenza di disabilità intellettiva, svantaggio socio-culturale, etc.).

Le valutazioni neuropsicologiche e degli apprendimenti sono attività complesse: solo se effettuate in maniera accurata possono condurre a una piena comprensione della persona nel suo complesso.

Più della diagnosi finale, infatti, conta il profilo di funzionamento, che può dare importanti indicazioni per costruire un intervento efficace.

COSA FARE?

Quali sono gli errori da evitare e quali le buone prassi da adottare, con un bambino con diagnosi di discalculia? Quali consigli darebbe ai genitori di un bambino o un ragazzo discalculico che vogliano iniziare un’attività di potenziamento?

Un errore da evitare è quello di considerare la diagnosi come punto di arrivo e non come punto di partenza. E’ dal momento della diagnosi, infatti, che occorre avviare un processo virtuoso che consentirà al bambino/ragazzo di migliorare le proprie competenze e di imparare nuove strategie nell’apprendimento della matematica.

Il mio consiglio ai genitori, lo ribadisco, è quello di affidarsi a professionisti con una formazione specifica nel campo dei Disturbi specifici dell’apprendimento. La discalculia può generare nei ragazzi sfiducia sulle proprie capacità, sulla propria intelligenza, ma attraverso un potenziamento individualizzato è possibile spezzare questo “circolo vizioso”.

La “individualizzazione” delle modalità di apprendimento è fondamentale. Non basta dire che un alunno con DSA ha diritto all’utilizzo di strumenti compensativi “quali che siano”. Alcuni strumenti possono andare bene per alcuni, ma essere disfunzionali per altri. Solo attraverso un lavoro sinergico tra famiglia, scuola e professionista si può costruire la migliore strategia possibile, per quell’alunno.

Inoltre, non bisogna sottovalutare la sfera emotiva, che va tutelata con la stessa attenzione rispetto a quella degli apprendimenti.

DSA: CASI DI SUCCESSO

Pensando alla sua esperienza professionale, c’è un caso (di discalculia o di DSA in generale) che ricorda particolarmente e che ha voglia di raccontare?

Devo dire che diversi ragazzi e ragazze conosciuti in questi anni si affacciano alla mia memoria.

Tuttavia, ho sempre un certo riserbo nel raccontare le storie individuali e quindi preferisco soffermarmi sugli elementi comuni: molti di loro sono arrivati da me già piuttosto grandi. In media, ben più grandi rispetto a bambini che già dalle prime classi vengono segnalati per problemi nella sfera della lettura e della scrittura. Alcuni sono arrivati da me nel corso della scuola secondaria di primo grado, di secondo grado, o anche all’inizio dell’università.

Questo, penso, sia emblematico del fatto che la discalculia, rispetto alla dislessia, sia tutt’oggi meno conosciuta e quindi riconosciuta.

Per molti insegnanti, genitori e per gli stessi ragazzi con DSA in matematica, è più facile definirsi come “negati” per la matematica, piuttosto che discalculici.

Il problema è che la matematica è anche considerata un indicatore di intelligenza e, quindi, molti tra i ragazzi con discalculia che ho conosciuto, e forse soprattutto ragazze, avevano maturato nel tempo anche scarsa fiducia in se stessi o un disagio in area emotiva.

Inoltre, non dimentichiamo che i numeri, lo spazio e il tempo sono strettamente collegati tra loro in termini di funzionamento cognitivo e di fattori sottostanti. Quindi, chi ha una difficoltà in matematica può risultare a volte disorientato, spaventato a muoversi in contesti nuovi, deve veramente sfidare se stesso/a per affrontare un viaggio o un grosso cambiamento.

Ricordo con affetto i racconti di chi rientrava da un viaggio in città straniere, dopo estenuanti battaglie con la mappa della metropolitana, o di chi doveva calcolare il tempo necessario per raggiungere l’aeroporto e non perdere l’aereo.

Anche le piccole lotte quotidiane non sono da meno, come chiedersi costantemente, alla cassa, se si hanno i soldi a sufficienza per pagare una lista di acquisti, calcolare il prezzo di un articolo in saldo o verificare se il resto è corretto! Ecco perché alla fine si matura un sincero e appassionato “odio per la matematica“!

Eppure, quando i ragazzi assumono consapevolezza del loro disturbo e della sua specificità, il loro viso si illumina, cominciano a dare un nome alle loro difficoltà, alcuni escono da un percorso diagnostico del tutto risollevati. Altri, hanno bisogno ancora di un supporto, e non solo relativo alla sfera dell’apprendimento ma anche nella sfera emotiva.

E’ anche pensando a loro che ho messo a punto di recente il metodo MetaEmozioni per la promozione dell’Intelligenza metaemotiva. Abbiamo già realizzato un percorso di ricerca-intervento utilizzando MetaEmozioni con ragazzi con DSA e ne stiamo attualmente programmando una nuova edizione. Chi fosse interessato troverà presto dettagli nel sito www.metaintelligenze.it

Per altre info visita questa pagina

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Scritto daCEPSIS AGRIGENTO

CEPSIS è un centro siciliano specializzato in psicologia scolastica e dello sviluppo. Opera nel campo dei disturbi dell’età evolutiva (ADHD, iperattività, disturbi dello spettro autistico, disabilità intellettive) e in particolare nell’ambito dei Disturbi specifici dell’apprendimento (dislessia, discalculia, disgrafia, disortografia)

Sito web:http://www.cepsis.it

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